Con i ritardatari (e Pereira) tolleranza zero.

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Alexander Pereira, il nuovo sovrintendente austriaco della Scala non si capacita. I suoi cinque minuti di tolleranza introdotti per consentire ai ritardatari l’ingresso nel tempio dell’opera senza disturbare gli altri spettatori e assalire le povere maschere, è stato rifiutato dagli habitués milanesi. L’applauso “provocatorio” di cinque minuti, esattamente dalle 20 alle 20.05 alla recita del Fidelio di martedì scorso, per quanto piuttosto civile come manifestazione di disappunto, per il manager è stato peggio di uno schiaffo in faccia.

Ma come, avrà pensato Pereira. Ho introdotto questa misura A Vienna, Zurigo e Salisburgo e non è successo nulla, e qui invece è venuto giù il mondo. In Italia, dico, dove il rispetto delle regole e il laissez-faire è, più che una cattiva abitudine, quasi un punto di orgoglio.

Ora Pereira è tornato sui suoi passi: ha ritirato lo spostamento dell’orario di inizio degli spettacoli e si limiterà a inviare una lettera agli abbonati in cui pregherà gentilmente (anche se con una punta di stizza) di spegnere in tempo i telefonini e di non aggredire le maschere che accompagnano gli spettatori ai propri posti.

Intanto gira una proposta: far chiudere le porte della Scala alle 19:55 per dar modo agli ultimi venuti di prender posto in tempo per l’inizio alle canoniche 20:00. Va bene che tra loggionisti scaligeri e autorità asburgiche non c’è mai stato un gran feeling…

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