Quando è nata l’idea che le biciclette non devono fermarsi mai?

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Ve lo dico io: all’inizio del 2000, a New York. Posso dare una testimonianza diretta, perché in quel periodo a New York ci vivevo. E ho visto, nel giro di pochi mesi, sparire i rollerblade, fino ad allora ubiqui, e apparire al loro posto le “fixed bikes”.

Questo tipo di biciclette, che da noi si chiamano “a scatto fisso” ha un solo rapporto possibile e nessun meccanismo di ruota libera, il che significa che per frenare si può intervenire direttamente sui pedali.

Questa semplicità meccanica ne ha fatto il veicolo ideale per i bike messenger, i pony express ciclisti, perché più leggera, più essenziale e quindi meno soggetta a furti di singole parti e ideale per muoversi su strade senza pendenze come quelle di New York.

La “fixed”, per la sua essenzialità è stata subito adottata da puristi e hipster della Grande Mela. Che hanno pure adottato il giuramento del bike messenger ovvero: non devi fermarti mai, neanche se ti casca il World Trade Center in testa. I messenger ne avevano ben donde, dato che la loro ragion d’essere era la rapidità nelle consegne, i ciclisti qualunque un po’ meno. Il passaggio col rosso, la gimcana tra i pedoni, l’uso del marciapiedi come corsia riservata ha in poco tempo trasformato la “city that never sleeps” nella “city that never stops”.

Fast forward alla Milano del 2014.

La specie si è evoluta. Il purista della fixed bike si è trasformato nel “pedalatore e basta”, ma lo stile messenger è rimasto lo stesso e soprattutto è rimasto lo stesso l’odio giurato per i freni.

A tutto ciò si è aggiunto l’uso quasi obbligatorio del cellulare, con auricolari o senza, nella certezza di essere ormai tutti adepti del multitasking.

Risultato: decine di morti al giorno tra i ciclisti (loro saranno pure multitasking, ma i parcheggiatori di SUV parcheggiati in seconda fila lo sanno?) e qualche pedone falciato proprio dai ciclisti, in posti in cui non te l’aspetti: marciapiedi e strisce pedonali.

Non facciamo la morale a nessuno perché siamo adorabili, ma invitiamo tutti, e sopratuttto i ciclisti, a fare una piccola riflessione. E qualche piccola frenata.

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